Superficie glacializzata

    Tema ambientale
    Data aggiornamento
    Autori

    Walter Alberto, Ilaria Prinzi

    Descrizione

    Le fluttuazioni dei ghiacciai - variazioni di lunghezza, area, volume e massa - sono ampiamente riconosciute come indicatori ad alta affidabilità del cambiamento climatico (Bojinski et al., 2014). L’estensione areale dei ghiacciai è controllata dal bilancio tra gli apporti nevosi invernali-primaverili e la fusione estiva, costituendo nel medio-lungo periodo un indicatore affidabile dello stato del ghiacciaio. L’esposizione, la morfologia, le dimensioni e lo sviluppo altimetrico influenzano i tempi di risposta della forma glaciale alle variazioni climatiche: i ghiacciai di piccole dimensioni reagiscono rapidamente ai cambiamenti, mentre i grandi ghiacciai che si sviluppano alle quote più elevate tendono a rispondere con tempi più lunghi.

    Il censimento dei ghiacciai in Italia è iniziato negli anni 20 del Novecento (Porro, 1925), e al biennio geofisico 1957-1958 si deve il primo catasto corredato da cartografie di dettaglio. Nei decenni successivi, l’avvento della fotografia aerea e, successivamente, di quella satellitare ha consentito un controllo più rapido e sistematico delle variazioni glaciali. Negli ultimi anni, grazie alle campagne condotte dalla Fondazione Glaciologica Italiana e da Arpa Piemonte, i dati glaciologici piemontesi sono stati raccolti, aggiornati e resi omogenei. L’ubicazione e l’estensione areale dei corpi glaciali sono state cartografate utilizzando basi cartografiche recenti, utilizzando in particolare ortofoto acquisite a fine estate, quando la copertura nevosa residua è al minimo e prima dell’arrivo delle nevicate autunnali. Questa scelta consente di individuare con maggiore chiarezza la presenza del ghiaccio.

    Il database dei ghiacciai del Piemonte costituisce uno strato informativo omogeneo — una baseline — che registra lo stato più aggiornato possibile dell’ubicazione, dell’estensione e delle condizioni dei ghiacciai piemontesi. Per garantirne l’identificazione univoca, la denominazione e la numerazione dei ghiacciai seguono rigorosamente quelle ufficialmente definite dalla Fondazione Glaciologica Italiana (CGI), i cui catasti, e in particolare la cartografia 2006‑2007, hanno rappresentato la base di partenza e il riferimento per gli aggiornamenti annuali.

    Il database dei ghiacciai del Piemonte raccoglie la perimetrazione dei corpi glaciali (non solo dei ghiacciai in senso stretto, vedi sotto), distinguendoli nelle seguenti tipologie:

    •    Ghiacciai di calotta: ghiacciai ubicati sulla sommità di un monte.
    •    Ghiacciai montani: ghiacciai ubicati lungo i versanti montani.
    •    Ghiacciai vallivi: ghiacciai che raccolgono la confluenza di più colate glaciali e scorrono all’interno di un solco vallivo.
    •    Ghiacciai neri: ghiacciai prevalentemente ricoperti da detrito, ma che mostrano evidenti segni di dinamica  (ad esempio crepacci).
    •    Glacionevati non coperti da detrito: corpi glaciali privi di dinamica, con prevalente ghiaccio affiorante.
    •    Corpo glaciale prevalentemente coperto da detrito: corpi privi di dinamica, riconoscibili solo grazie a sporadici affioramenti di ghiaccio.

    Il calcolo dell’indicatore si basa su standard tecnici e scientifici riconosciuti a livello nazionale e internazionale, nonché sul consenso della comunità scientifica riguardo alla sua validità. Gli studi condotti sia su scala locale sia globale hanno dimostrato l’affidabilità e l’attendibilità dei metodi di misurazione e delle procedure di elaborazione.
    La misurazione della superficie glacializzata ha l’obiettivo di documentare, anno dopo anno, lo stato della criosfera a livello regionale.

    Scopo

    L'indicatore è uno dei parametri più affidabili per monitorare gli effetti del cambiamento climatico in alta montagna.

    Variabili

    Superficie glacializzata: è la somma delle aree di tutti i corpi glaciali presenti in un determinato momento nella Regione Piemonte, comprendendo sia i ghiacciai sia i glacionevati con estensione pari ad almeno un ettaro. Unità di misura: chilometri quadrati.

    Principali riferimenti normativi e obiettivi

    Nessun riferimento e obiettivi fissati dalla normativa

    Descrizione della metodologia di elaborazione

    La cartografia dell’estensione dei ghiacciai viene elaborata sulla base del riconoscimento dell’area occupata dal corpo glaciale, utilizzando le ortofoto rilevate durante le missioni fotogrammetriche delle campagne glaciologiche. Nelle zone non coperte da tali missioni si impiegano ortofoto aeree o satellitari disponibili, a condizione che sia sempre indicata la data del rilievo. 

    La cartografia originale è realizzata alla scala 1:1.000, che consente un elevato livello di dettaglio nella delineazione dei limiti glaciali. L’estensione minima per cartografare un corpo glaciale è pari a un ettaro oppure una dimensione lineare di almeno 100 metri.
    In presenza di neve fresca o copertura detritica che possa occultare l’effettiva estensione del ghiacciaio, vengono analizzate le ortofoto degli anni precedenti e, se disponibili, le fotografie e le descrizioni raccolte durante le missioni di terreno. Nei casi in cui non sia possibile reperire ortofoto recenti né dati di campo, i limiti glaciali non vengono aggiornati.

    Annualmente, a termine di ogni campagna glaciologica il database dei ghiacciai viene aggiornato registrando e cartografando le variazioni areali, nonché l’eventuale suddivisione di un corpo glaciale in unità separate. A ciascun poligono dei ghiacciai cartografati viene associata la data di rilievo.
    La superficie glacializzata rappresenta quindi la somma delle aree di tutti i corpi glaciali piemontesi, riferita all’intervallo di tempo che copre le date di rilievo di tutti i ghiacciai.

    DPSIR
    Stato
    Tipologia indicatore
    Descrittivo (tipo A)
    Periodicità di aggiornamento
    Annuale
    Rilevanza
    È in grado di descrivere la tendenza senza necessariamente fornire una valutazione dello stesso
    È semplice, facile da interpretare
    È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente e/o delle attività antropiche
    Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull’ambiente o delle risposte della società
    Fornisce una base per confronti a livello internazionale
    Misurabilità
    I dati di base sono adeguatamente documentati e di fonte nota
    I dati di base sono aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
    I dati di base sono facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
    I dati di base hanno una adeguata copertura spaziale
    I dati di base hanno una idonea copertura temporale
    Solidità
    È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
    È ben fondato in termini tecnici e scientifici
    Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
    È comparabile nel tempo
    È comparabile nello spazio
    Qualità dell'informazione

    Il dato è disponibile per l’intero territorio della Regione Piemonte e può essere confrontato con le rilevazioni passate, nonostante queste ultime presentino una disponibilità piuttosto discontinua (1957/1958, 1983, 2006, 2010). Negli anni più recenti, le misurazioni sono divenute più regolari, anche se permane la necessità di riferire l’indicatore a un intervallo pluriennale e non a un singolo anno. 
    Per quanto riguarda la serie storica, è opportuno considerare la minore risoluzione delle basi cartografiche e aerofotogrammetriche utilizzate in passato.
    L’informazione prodotta ha rilevanza sia a livello regionale sia extraregionale. La qualità e l’estensione delle serie storiche consentono inoltre numerose applicazioni in ambito ambientale.

    Frequenza di rilevazione dei dati

    In passato i dati di partenza per il calcolo dell’indicatore erano raccolti in occasione di specifiche campagne glaciologiche a scala nazionale, la cui frequenza era sporadica. Attualmente la raccolta dati avviene in maniera più continua, attraverso campagne di rilievo annuali. L’indicatore viene calcolato a termine dell’elaborazione dei dati raccolti nelle campagne e reso disponibile entro il mese di marzo dell’anno solare successivo.

    Fonte dei dati

    I dati sono reperibili in diverse fonti italiane ed estere; nel dettaglio, i dati più recenti, a partire dal catasto 2024 sono frutto della collaborazione tra Arpa Piemonte e Fondazione Glaciologica Italiana.

    Accessibilità dei dati di base

    Catasti 2024-presente: Arpa Piemonte, Fondazione Glaciologica Italiana (https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/ghiacciai)
    Catasto 2010: Università degli Studi di Milano (https://sites.unimi.it/glaciol/index.php/en/italian-glacier-inventory/)
    Catasto 2006: Fondazione Glaciologica Italiana (https://glaciologia.it/il-catasto-dei-ghiacciai-italiani/)
    Catasto 1983: World Glacier Monitoring Service, Zurigo, Svizzera (https://wgms.ch/products_wgi/)
    Catasto 1957/1958: Fondazione Glaciologica Italiana (https://glaciologia.it/il-catasto-dei-ghiacciai-italiani/)
     

    Copertura spaziale

    Regione Piemonte

    Copertura temporale

    dal 1958 al tempo presente

    Riferimenti bibliografici

     Bojinski, S., Verstraete, M., Peterson, T. C., Richter, C., Simmons, A., & Zemp, M. (2014). The concept of essential climate variables in support of climate research, applications, and policy. Bulletin of the American Meteorological Society, 95(9), 1431-1443. https://doi.org/10.1175/BAMS-D-13-00047.1

    Comitato Glaciologico Italiano – Consiglio Nazionale delle Ricerche (1961) – Catasto dei Ghiacciai Italiani, Anno Geofisico Internazionale 1957-1958. Ghiacciai del Piemonte. Comitato Glaciologico Italiano, Torino, v. 2, 324 p. https://glaciologia.it/public/uploads/vari/catastoCGI_1957_58_I_elenco_ghiacciai.pdf

    IPCC, 2019: IPCC Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate [H.-O. Pörtner, D.C. Roberts, V. Masson-Delmotte, P. Zhai, M. Tignor, E. Poloczanska, K. Mintenbeck, A. Alegría, M. Nicolai, A. Okem, J. Petzold, B. Rama, N.M. Weyer (eds.)] https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/sites/3/2019/12/SROCC_FullReport_FINAL.pdf

    Salvatore M.C., Zanoner T., Baroni C., Carton A., Banchieri F.A., Viani C., Giardino M. & Perotti L. (2015) The state of Italian glaciers: a snapshot of the 2006-2007 hydrological period. Geogr. Fis. Dinam. Quat. 38 (2015), 175-198. DOI 10.4461/GFDQ.2015.38.16

    Serandrei-Barbero R. e Zanon G. (1993) – The Italian Alps, in: Satellite Image Atlas of Glaciers of the World – Europe, edito da R.S. Williams e J. G. Ferrigno, USGS Professional Paper 1386-E, Washington D.C. https://pubs.usgs.gov/pp/p1386e/alps.pdf

    Smiraglia C. & Diolaiuti G. (a cura di.) (2015). Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani. Università degli Studi di Milano. https://sites.unimi.it/glaciol/index.php/en/italian-glacier-inventory/

    Zemp, M., F. Paul, M. Hoelzle and W. Haeberli. (2008) – Glacier Fluctuations in the European Alps, 1850-2000. In Darkening Peaks: Glacier Retreat, Science and Society, eds. B. Orlove, E. Wiegandt and B.H. Luckman, 152-167. Berkeley, CA: University of California Press. www.geo.uzh.ch/~mzemp/Docs/Zemp_etal_UCP_2007.pdf