Descrizione
La variazione frontale di un ghiacciaio è controllata dalle variazioni del suo volume di ghiaccio, espressione diretta del bilancio di massa. Se gli apporti nevosi invernali superano le perdite estive dovute alla fusione, allora un ghiacciaio aumenta il proprio volume e il proprio spessore e con il tempo anche la dimensione, spingendo la fronte più a valle. Al contrario, se la fusione estiva supera gli accumuli invernali, il ghiacciaio perde volume e spessore e sperimenterà l’arretramento della fronte che - nel caso dei ghiacciai alpini, si troverà a quote progressivamente più elevate. Le lunghe serie di dati sulle variazioni glaciali dei ghiacciai costituiscono uno strumento fondamentale per comprendere l’influenza del clima globale sull’evoluzione della criosfera.
Le più antiche raccolte di informazioni sui ghiacciai montani e sulle loro variazioni geometriche risalgono al 1894, in Svizzera, con la fondazione dell’International Glacier Commission durante il 9° Congresso Geologico Internazionale di Zurigo. I dati raccolti, basati su osservazioni compiute da operatori sul terreno, riguardano principalmente le variazioni volumetriche, i cambiamenti nell’estensione superficiale e le oscillazioni della fronte dei ghiacciai, con l’intento di studiare le variazioni a lungo termine della criosfera per comprendere meglio le variazioni climatiche e l’origine delle glaciazioni.
In Italia, le misure delle variazioni frontali di alcuni ghiacciai prendono avvio nel 1895 con la fondazione della Commissione Glaciologica (oggi Fondazione Glaciologica Italiana) nell’ambito del Club Alpino Italiano. Le rilevazioni furono inizialmente discontinue, ma a partire dal 1925 vennero eseguite in modo più regolare e sistematico. Attualmente, le misure sono svolte dagli operatori della Fondazione Glaciologica Italiana nell’ambito di campagne annuali; i risultati a scala nazionale sono pubblicati nella rivista Geografia Fisica e Dinamica Quaternaria (https://glaciologia.it/il-catasto-dei-ghiacciai-italiani/le-campagne-glaciologiche/). A livello mondiale, i dati sono raccolti e aggregati nel Global Glacier Change Bulletin edito dal World Glacier Monitoring Service (https://wgms.ch/ggcb/), che riunisce le misure di variazione frontale di oltre 2500 ghiacciai provenienti da tutte le regioni glacializzate del pianeta.
Il calcolo dell’indicatore è basato su standard tecnici e scientifici nazionali e internazionali e sul consenso della comunità scientifica circa la sua validità; gli studi a livello locale e globale hanno dimostrato l’affidabilità e l’attendibilità dei metodi di misurazione ed elaborazione.
L'indicatore è uno dei parametri più affidabili per monitorare gli effetti del cambiamento climatico in alta montagna e ha come obiettivo la conoscenza, anno dopo anno, dello stato della criosfera a scala regionale.
La variazione delle fronti glaciali rappresenta la sintesi delle misure di posizione della fronte effettuate annualmente sui ghiacciai piemontesi. L’indicatore riporta il numero di ghiacciai misurati nell’anno e, tra questi, indica quanti – in numero e percentuale – risultano in condizioni di stabilità, in regresso o in avanzata. Per le due ultime condizioni, l’indicatore esprime anche il valore in metri di arretramento medio e di avanzata media.
Nel calcolo dell’indicatore non sono inclusi i ghiacciai per i quali la misura di variazione si riferisce a un intervallo pluriannuale; il comportamento (in arretramento, stabile o in avanzata) e il valore di variazione sono comunque rappresentati in cartografia. Unità di misura: numero e percentuale.
Nessun riferimento e obiettivi fissati dalla normativa.
La misura frontale di un ghiacciaio consiste nel rilevare la distanza tra la posizione più avanzata della sua fronte glaciale e un punto fermo sul terreno, a una direzione predefinita. La misura si effettua a partire da un punto di riferimento esterno al ghiacciaio, fisso e stabile nel tempo, in modo che possa essere riconosciuto di anno in anno. Per la misura frontale, il punto di riferimento deve essere posizionato a valle del ghiacciaio, quanto più possibile lungo la prosecuzione della direzione di flusso del ghiaccio. La ripetizione della misura l’anno successivo, mantenendo invariati il punto di emanazione e la direzione di misura, permette di riconoscere per sottrazione l’entità dello spostamento della fronte glaciale: se la fronte risulta più vicina al punto di riferimento, la variazione sarà positiva e il ghiacciaio in avanzata; se è più distante dal punto di riferimento, la variazione della fronte sarà negativa e il ghiacciaio in ritiro o regresso; se la posizione non varia, il ghiacciaio è considerato stabile.
Sul terreno, per misurare la distanza fra il caposaldo e la fronte del ghiacciaio viene usata ancora oggi una bindella metrica, talvolta affiancata da un distanziometro laser; la misura è espressa in metri. Le misure che compongono l’indicatore sono eseguite dagli operatori glaciologici della Fondazione Glaciologica Italiana sulla base di tecniche consolidate e approvate dalla comunità scientifica internazionale.
Dati
Posizione delle fronti glaciali rilevate in Piemonte
Qualificazione e uso indicatore
Il dato è disponibile per l’intera Regione Piemonte. L’acquisizione annuale dei dati è però condizionata da numerosi fattori quali la presenza di neve o detrito che ostacola il riconoscimento della posizione della fronte, le condizioni meteorologiche che possono impedire la missione di misura, la disponibilità degli operatori glaciologici. Di conseguenza, le serie storiche possono essere discontinue a livello del singolo ghiacciaio. Su scala regionale, invece, sono presenti annualmente alcune decine di misure, anche se non sempre riferite allo stesso gruppo di ghiacciai. La rappresentatività del dato varia quindi di anno in anno in funzione della distribuzione spaziale delle misure, si veda al riguardo il grafico “Numero di ghiacciai misurati”.
Il valore medio – in termini di numerosità e percentuale dei ghiacciai stabili, in avanzata o in ritiro - costituisce complessivamente un ottimo indicatore dello stato della criosfera regionale, soprattutto se osservato su scala temporale decennale o superiore.
Note tecniche
I dati raccolti sul terreno vengono acquisiti, a scala nazionale, dalla Fondazione Glaciologica Italiana (CGI) che elabora e rende disponibile ogni anno una relazione sullo stato dei ghiacciai italiani. La relazione annuale è pubblicata sulla rivista “Geografia Fisica e Dinamica Quaternaria” ed è generalmente disponibile online verso la metà dell’anno successivo. L’indicatore viene elaborato da Arpa Piemonte sulla base dei dati pubblicati dal CGI.
I dati sono pubblicati annualmente a scala nazionale nella rivista “Geografia Fisica e Dinamica Quaternaria”.
A livello mondiale, i dati sono aggregati nel “Global Glacier Change Bulletin” edito dal World Glacier Monitoring Service che riunisce le misure di variazione frontale di oltre 2500 ghiacciai provenienti da tutte le regioni glacializzate del pianeta. Il World Glacier Monitoring Service dispone di un portale dedicato, il Fluctuations of Glaciers Browser.
Scala regionale e nazionale: https://glaciologia.it/il-catasto-dei-ghiacciai-italiani/le-campagne-glaciologiche/
Scala globale: https://wgms.ch/ggcb/
Regione Piemonte
Dal 1990 al tempo presente
Bojinski, S., Verstraete, M., Peterson, T. C., Richter, C., Simmons, A., & Zemp, M. (2014). The concept of essential climate variables in support of climate research, applications, and policy. Bulletin of the American Meteorological Society, 95(9), 1431-1443. https://doi.org/10.1175/BAMS-D-13-00047.1
Chiarle, M., Bondesan, A., Carturan, L., & Scotti, R. (2024). Campagna glaciologica annuale dei ghiacciai italiani (2024) Annual glaciological survey of Italian glaciers (2024). GEOGRAFIA FISICA E DINAMICA QUATERNARIA, 47(1). https://www.gfdq.glaciologia.it/index.php/GFDQ/article/view/1073/1204
Zemp, M., F. Paul, M. Hoelzle and W. Haeberli. (2008) – Glacier Fluctuations in the European Alps, 1850-2000. In Darkening Peaks: Glacier Retreat, Science and Society, eds. B. Orlove, E. Wiegandt and B.H. Luckman, 152-167. Berkeley, CA: University of California Press. www.geo.uzh.ch/~mzemp/Docs/Zemp_etal_UCP_2007.pdf

